due settimane fa ho sognato che finiva il mondo. Me lo ricordo in modo nitido e pulito, nonostante la sostanza dei sogni sia quel che sia. Sono pochi i sogni brutti che faccio, ammetto. Ricordo perfettamente il vento che strappava via tutto quello che ha le radici, il rumore e la sensazione di precarietà che mi avvolge. Accendi la tv e senti di terremoti ogni 2x3 ormai. Navi cinesi che devastano la barriera corallina. Stiamo distruggendo tutto con le nostre stesse mani e la cosa più assurda e che ci stupiamo delle conseguenze delle nostre azioni. Io forse sono paranoica entro certi limiti, ma ho come la sensazione che qualcosa dentro la terra si stia ribellando alle logice perverse del mondo, se di logiche possiamo parlare. Ma mi sono abituata anche a ciò, non sono in un momento di crisi profonda interiore (figuriamoci se lo fossi!), ogni generazione ha le sue tattiche di difesa contro la consapevolezza di ciò che le sta intorno. Ho imparato a non dipendere più da nulla, ho imparato a ripararmi dal vento che soffia dentro e fuori. Immagino che sia anche questo crescere, accorgersi che tutto quello che ti hanno raccontato, beh quasi tutto, era una gigantesca colossale presa per il culo.
Avevano ragione a dire che il teatro è simile alla vita. Io adesso me lo immagino così, con la maggior parte degli attori che recita inconsapevolmente un copione e si aspetta un applauso da coloro che stanno di là, su delle poltrone rosse, compiaciuti che le cose stiano andando proprio come loro si erano prefissati.
Per fortuna c'è qualcuno che se rende conto, e io vivo alla ricerca di questo.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.
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domenica 4 aprile 2010
lunedì 11 maggio 2009
Guarda che strane nuvole
Guarda che strane nuvole.già
sono come tutte in fila, finche il vento non le scompiglierà tutte fino a non farci capire più niente
e tutto ritornerà al consueto caos
cambia tutto, e cambiano anche loro, è impossibile capire dove si va. E' stato fermo tutto per anni, e adesso va tutto troppo veloce. E io sono indietro anni luce.
ti ricordi cosa facevamo?
si...
è da tanto che non mi fermavo, sai. E stasera avevo una paura terribile, come se questa volta mi fossi sdraiata sull'erba e non avrei visto nulla.
Nulla dove?
Tra le nuvole, dentro le nuvole.
Questa sensazione non è passeggera voglia di fuggire, è qualcosa di più. E' come se fosse l'unica possibilità di salvarmi, di trovare un ordine delle cose che qui mi è impossibile.
E non ce l'ho una spiegazione razionale di tutto questo, ma la razionalità a volte la metto nel cassetto e butto via la chiave che è meglio. Perchè ti infili in quei casini assurdi e più ti ci rigiri e più ti si stringe tutto intorno alle spalle, più ti ribelli e tutto ti soffoca nel suo vortice.
"Spesso, non potendo avere il bene, tanto sfuggente, sdegnoso, tanto raro, ci si accontenta del male. "
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giovedì 26 marzo 2009
Stop & Go - Abito sempre qui da me
..al mondo sono andato, dal mondo son tornato sempre vivo
abito sempre, qui da me
abito sempre, qui da me
Questo è senza dubbio un anno particolare, infatti adesso che mi accingo a scrivere questo post, non ho idea alcuna di quello che ne verrà fuori, come di quel foglio ruvido mezzo colorato e mezzo bianco frutto di giorni bloccata qui, io e le mie scatole di pastiglie e di guai. Io e il corridoio diventato troppo lungo per i miei ritmi. Io e i tentativi di infilarmi i miei calzini a righe. (Ora ci riesco senza strapparmi troppi muscoli).
E dopo una marea di tempo, ti ritrovi ad aver imbrattato di inchiostro un quaderno e ad essere all'ultima pagina, ancora con la penna in mano e carichissima ma senza sapere più dove scrivere. E' tra tutte quelle parole che troverai qualcosa di te? Io le riciclo, è vero non dovrei, ma devo aspettare i rifornimenti, di carta intendo. Di solito prendo e vado a rifornirmi, ma in questo momento non posso. Lo sapevo benissimo che questo momento sarebbe arrivato prima o poi, solo che la vita segue percorsi strani, è brava a rigirarti in modo strano, a spingerti in strade dove non avresti mai pensato ad andare. E gli obiettivi di prima non sono più così importanti. Perchè li hai già passati, e magari non te ne sei accorto, perchè quando corri non pensi a dove vai, e se ci pensi sei fregato. E quando te ne accorgi li hai già passati da un paio di chilometri, ma fa niente.
Così adesso respiro attimi di primavera, osservo, scivolo, mi ritaglio interi minuti fuori da ogni quadrante. E osservo chi corre, adesso che non lo posso fare (per qualche tempo).
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domenica 8 febbraio 2009
costuisci e distruggi
Mi accorgo che ho una certa paura. Di me forse. Perchè mi attacco troppo alle cose, alle persone, alle abitudini. Alle persone. Sbagliate ovviamente. Quando ho venduto il mio primo scooter mi veniva quasi da piangere. Quindi, qui c'è uno certo strappo che non so se voglio ricucire, ho lasciato tutto così, perchè non ho voglia di rimettere a posto e poi di dover rimettermi al lavoro. Lo so che è sempre così, costuisci, distruggi e ricostruisci...ma adesso come adesso vorrei non lo so, una baita lontana da questo cantiere. Senza dover pagare l'affitto per qualche tempo. E invece, qualcuno mi ha già chiesto se posso ospitare in questo cantiere pure i suoi di casini, ma come faccio?
"Ormai sono distante. Non me la sento." mi sono sentita dire da qualcuno che diceva di essere innamorato fino al giorno prima. Come se l'avessi scavata io, quella distanza. Come se non lo sapessi che è una bella scusa. Io mi stavo solo... ma lasciamo stare.
Vorrei per una volta poter davvero essere libera di dire quello che penso, senza paura di essere posta sotto il giudizio universale di chi pensa di aver capito tutto di te. E ti piazza proprio li, sulla fronte, un'altra bella etichetta. Che tanto taggare è ormai diventata una moda bella e buona. Un modo moderno di fare qualcosa che si fa da secoli, per carità.
E non è che mi importi più di chi mi raccontava palle, però adesso non mi fido più...
Del resto o cammino sempre due o tre metri sopra il suolo, o sotto. E' un mio problema, forse sarebbe meglio che imparassi a camminare al livello del suolo (?).
Per questo devo sempre gridare per farmi sentire.
"Ormai sono distante. Non me la sento." mi sono sentita dire da qualcuno che diceva di essere innamorato fino al giorno prima. Come se l'avessi scavata io, quella distanza. Come se non lo sapessi che è una bella scusa. Io mi stavo solo... ma lasciamo stare.
Vorrei per una volta poter davvero essere libera di dire quello che penso, senza paura di essere posta sotto il giudizio universale di chi pensa di aver capito tutto di te. E ti piazza proprio li, sulla fronte, un'altra bella etichetta. Che tanto taggare è ormai diventata una moda bella e buona. Un modo moderno di fare qualcosa che si fa da secoli, per carità.
E non è che mi importi più di chi mi raccontava palle, però adesso non mi fido più...
Del resto o cammino sempre due o tre metri sopra il suolo, o sotto. E' un mio problema, forse sarebbe meglio che imparassi a camminare al livello del suolo (?).
Per questo devo sempre gridare per farmi sentire.
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