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sabato 15 ottobre 2011

Un "facile" monopolio

Ore 22,07 vestito di jeans, collant e coprispalle. Sotto casa mia fresco ma fa niente.
Parcheggio degli scooter, ore 22 più svariati minuti di ritardo.
Cazzo, ma fa freddo. No dai, bevo che mi passa.

Piazza delle Erbe. Tutti con giacca pesante a parte le solite puttanone con minigonna inguinale gialla.
Amica con maglione di lana più giacca "non hai freddo?"
"Mi stavo giusto domandando chi fosse la più cretina delle Erbe".

Spazzolino giallo in .... trasferta..
(sorriso, sempre della cretina sopracitata).
Quando vedo il tuo (sorriso, non spazzolino n.d.r) non ci capisco più niente, rubi il mio tempo e hai affittato una discreta parte dei miei neuroni.

Un facile monopolio, ora che mi ci fai pensare.
Per te lo è stato.
Hai rubato tanta parte delle mie inquietudini, visto che tranquilla non la sono mai stata.
E sai... mi riesce difficile parlare di quanto sto bene, è sempre stata una mia caratteristica.

Faccio fatica a dire alla gente che le voglio bene, che la amo, che la penso, magari lo dimostro, ma le parole rimangono incastrate tra il cuore e l'esofago, imprigionate in un ciclo infinito.

mercoledì 16 marzo 2011

Le cose che capisco più tardi

Partendo dal presupposto che di solito sono l'ultima ad accorgersi di cose che tutti notano subito, tipo la nuova macchina del capo, mi accorgo però se il mio vicino di computer non ha dormito quella notte, o se è contento più del solito, o i calzini a righe che ha. Ho questa fissa di osservare gli stati d'animo della gente, anche quella che mi sta sull'anima. Forse non avrei dovuto darmi all'economia, chissà chi può dirlo. Probabilmente se di lavoro facessi la psicologa, passerei il mio tempo libero a contare le nuvole nel cielo pur di non osservare nessuno.
Non volevo dire questo però. Volevo dire di quelle cose, semplici, che hai dentro la testa da sempre solo che o non sai ancora parlare, o sei troppo occupato a parare i colpi, o a finire qualcosa che poi fa iniziare qualcosa di altro, che ti fa a sua volta iniziare un'altra cosa e poi ti dimentichi quelle cose li iniziali.
Ci dimentichiamo di tutto.
Anche di essere degli animali in fondo.
Anche se viviamo in una realtà antisettica, tra asfalto e aria condizionata. Siamo animali egoisti, che annusano svuotano e a volte amano.
Totalmente in balia degli agenti atmosferici per di più.
Solo che i nostri bambini adesso si rincoglioniscono alla Playstation e pensano che anche nella vita il game over sia facilmente eludibile ricominciando da capo.
Ogni tanto però eccola che ritorna, quella mania di capire le cose dopo, devo dire che almeno quelle le capisco bene, non me le dimentico come i fiumi d'Italia.

La vita di ufficio mi fa desiderare di andare a fare il bagno agli elefanti, di mestiere.

venerdì 5 marzo 2010

Distratti, dall'asfalto.

"C'hai giocato tanto col mio cuore infranto, che me l'hai guarito..."

Indossare occhi nuovi è diventata la mia abitudine preferita.
Ho pagato i miei conti col passato, largamente a credito. [i crediti sotto questi cieli restano tali].
Vedo le cose di prima anche se niente è più come prima.
Io non sono come prima, i pensieri scavalcano la realtà e prevalicano su quello che mi hanno venduto per anni come la verità prefabbricata.
Non la voglio più, non allungo la mano anche se adesso ci arrivo.
Ma adesso lo decido io chi c'ha il diritto di starci dentro [la mia vita].
Mi vesto di tutti i colori che mi pare.
Stupefacentemente acuto vedere sentire respirare improvvisamente estranei coloro che pensavi fossero parte di te.
Il tempo è il vero nemico e amico che abbiamo, tuttavia. E soprattutto non ci racconta palle. Proprio quelle che ti risuonano nelle orecchie e gridano più forte della verità che da qualche parte lotta per venire fuori. Sono diventata ruvida per certe cose, ma solo perchè non sopporto dovere convincere nessuno che sono come vuole lui.
Prendo solo chi vuole i miei difetti, ormai.
Vendo loro, e basta. La cosa assurda è che va meglio.
Non è quello che immaginavo mentre regalavo i miei sogni alle tue ruvide mani che mi insegnavano come avvitare una vite e si chiudevano sulle mie. Quando mi accorgevo che mi avevi insegnato a chiudere il cuore a tante cose. Quando il cuore lo chiudevo da sola perchè mi sentivo troppo diversa da voi. Strana forse.
Adesso so cosa vuol dire lo strappo che non si ricuce, ma l'ho curato da me.
Ci sono troppe strade da percorrere e cose da vedere per essere distratti dall'asfalto.

domenica 14 febbraio 2010

Straight ahead

Pronto.
oh. E da quando in qua rispondi al telefono?
senti ma cosa vuoi, il telefono suonava e io ho risposto
cosa voglio..
ok va bene, ero impegnata
in..?
cercavo
cosa?
la vita.
ah ah ah. Ci credo che non mi rispondevi
cosa ridi???
niente. E l'hai trovata
E' stato come cercare gli occhiali e improvvisamente accorgersi che sono sempre stati li
Sul tuo piccolo naso, è così?
già (comunque non è poi così grosso)
(ma certo)
ero stupida
forse
la cercavo fuori capisci?
fuori di casa
fuori dalla scuola
fuori dal mio tavolo
fuori dalla mia macchina
fuori dal mio cerchio.
Beh, ma c'è gente che non la cerca neanche
forse hanno capito più cose di me
forse. Ma anche no, come fai a dirlo? Mi fai incazzare.
Ecco li, e ti pareva.
ti intestardisci a voler trovare una risposta a tutti i costi. Tutto deve avere una spiegazione per forza. E poi quando non le trovi più, ti chiudi in un assenza di significato che ti annienta.
si è vero
ah ah
beh..?
adesso inizi a darle ragione, alla gente che ti dice la verità.
tu tu tu...

pronto?


Eccola, la permalosa. Cosa vuoi?
niente, dirti che ti sbagliavi
in cosa?
sul nulla
lo so, non sbaglio mai
che presuntuoso
ah ah, dai dimmi
vedi..ci sono cose che non le puoi spiegare, cose che nel preciso istante in cui prendono forma in quelle cose convenzionali chiamate parole perdono il 99,99% del loro sapore. Ma uno ci prova lo stesso, spinto da quella ostinata forza che lo spinge a vivere come se volesse costantemente riscrivere la storia. Come se per quel 0,01% valesse la pena di viversela tutta, la vita.
E questo l'ho capito sai? Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi capire, per non rassegnarmi al fatto che il mondo non è mai stato quello che mi ero disegnata in testa in tanti (tanti?) anni. E' solo questione di spirito, quello non lo puoi rinchiudere da nessuna parte, non sai dargli neanche una forma, ma è lui che ti ha sempre salvato anche quando pensavi di annegare.

sabato 30 gennaio 2010

Dormi dormi

A volte mi chiedo che cosa è che mi spinge ad alzarmi al mattino se tu non ci sei più. Se non aspetto più la mezzanotte che stacchi dal lavoro, se non faccio più le 4 del mattino con te sotto le stelle che qui non vedo più. Se non mi invento più le scuse per scendere mentre tu lavori. Se non mi vieni più a cercare nel magazzino quando mi incazzo. Se non vedo più quel sorriso così speciale che hai e che riuscivi sempre a tirarmi fuori. Io non sorrido più tanto ultimamente lo sai? Non puoi saperlo perchè te ne sei andato senza passare dalla mia porta, come quando sei arrivato. L'inverno mi sta entrando dentro l'anima. E tutto mi sembra così inutile. Tutto così maledettamente uguale senza potertelo dire, senza potere neanche sapere dove sei.
Tutto senza poter capire e vedere al di là del dolore che provo.
Perchè non c'è niente di giusto in quello che penso in quello che provo in quello che è stato nelle lacrime che sto buttando via.
E la gente mi dice anche che mi vede bene.
LA GENTE CI VEDE MALE. Belin, dicono dalle mie parti.


Questo lo scrivevo tempo fa, poi non l'ho postato ed è rimasto nelle bozze come tante altre cose, mi ci sono imbattutta adesso, registrando distrattamente che tutto quello che volevo nella vita è lontano come nessuno lo è mai stato. Io vivo e so che tu stai dormendo, dormo e tu stai vivendo.
Il tempo in cui ci si vedeva era perchè io non dormivo mai.
Mi sveglio e non ti penso più perchè ti ho scacciato da questo guazzabuglio disordinato. Ma ti scaccio come un diabetico può scacciare una sachertorte, non è una cosa piacevole.
Ma il pessimismo è un lusso che non mi posso più permettere.
Mi è uscita oggi a pranzo mentre discutevo coi miei di non so cosa, loro mi hanno guardata un po' storti ma non credo abbiano afferrato del tutto quello che intendevo dire, sicuramente meno della semi-discussione che ho avuto in ascensore l'altra mattina con la mia vicina di casa. Non hanno mai capito molto, di me, o forse sono io che non mi faccio capire. Sto iniziando a credere a tutto e al contrario di tutto il che può anche essere spiazzante per certi versi...
Ma la notte è troppo lunga e troppo buia senza di te, e me la riempio di punti di domanda.

giovedì 10 dicembre 2009

Ridammi le stelle

Dicono che la vita senza una meta è vagabondaggio. E ieri sera, con la mia giacca rossa con il cappuccio tirato su sotto la pioggia che lavava via cose dalle cose mi sentivo proprio così. Zero voglia di tornare a casa. Zero voglia di tornare nel locale. Stavo semplicemente camminando. Non ci penso più a tante cose che mi toglievano il fiato prima, ad intermittenza sto anche bene, ma il problema è proprio questa intermittenza che non so se sia esattamente normale. C'è chi pensa a quanto è inutile farneticare di stare bene quando è inverno e il mio corpo ultimamente mi sta dicendo delle cose che io non voglio ammettere. Ha iniziato di nuovo a sanguinare come tampo fa, lo so che sono stupida a cercare di capire cosa questo voglia dire, che probabimente basterebbe poco a farla smettere come avevo fatto a suo tempo. Ma stamattina, piegata in due sul lavello mi sono chiesta se quella cosa del cerchio non mi si sia di nuovo stretta intorno.
Ma poi ho capito che non era la stessa cosa. E ho capito anche il perchè.
Guardo il cielo, e magari non le riesco più a vedere loro, ma penso che forse tu con me non le hai mai volute guardare, anche quando c'erano, ed erano talmente tante da lasciarmi senza fiato. Io le guardavo e tu continuavi a fumare, forse per questo adesso io sono qui e tu chissà.

domenica 26 aprile 2009

il mio riflesso non mi assomiglia




Vorrei solo poter chiamare casa un posto qualsiasi in questo reticolo di strade

lunedì 20 aprile 2009

Libertà

"Quando perdiamo il diritto di essere diversi, perdiamo il privilegio di essere liberi" *



Guardo le onde e inevitabilmente mi ci perdo, insieme alle goccie di pioggia.
Ascolto l'incessante infrangersi e ricrearsi dei sogni su di una riva sempre diversa.
Tutto quello che ho finisce sempre li
Improvvisamente mi sento libera e non so se è grazie al mare
ma dico no a chi pensa che tutti abbiamo un prezzo, a chi svende a basso prezzo la sua "felicità",
a chi ha un giudizio su tutto senza guardarti negli occhi, a chi sopravvive senza domande,
a chi non si butterà mai per paura del buio, alle vetrine costruite ad arte,
A chi non si inventa mai. A chi non prova ad essere migliore, anche a costo di fare una figura di merda.

A chi pensa che non c'è mai una scelta.



















*citazione di nonmiricordochi, e mi perdoni..

lunedì 16 febbraio 2009

Dentro e fuori

Il suo sguardo naufragava dal cocktail troppo dolce, al cameriere che si destreggiava tra i tavolini, tra le ombre trasparenti dei passanti proiettate sul vetro e poi fuori, nella piazza passaggio obbligato di centinaia di assolati pomeriggi liberi. Una voce la riportò al cocktail, sempre dannatamente dolce, mentre pensava all'ultima volta che si era sentita così. E pensava che c'era qualcosa che non poteva controllare là dentro. Forse rabbia. Inquietudine. Parole non dette. Scuse mai avute. Sacchetti dimenticati sul treno. Il numero di quel fax, mai ritrovato. L'sms rimasto nelle bozze. Tempo prima qualcuno le aveva detto che la tranquillità che trasudava dai suoi occhi non era altro che un aspetto di superficie, per persone superficiali. Qualcuno che la conosceva meglio di quanto lei pensasse forse. E ogni tanto quel qualcosa sgomitava per farsi sentire, spingendo tutto il resto fuori con violenza, ma era qualcosa di inaspettatamente imprevedibile e non gradito all'esterno. E neanche all'interno, a volte. Altre era davvero felice ci fosse perchè anche se sgradito, le consentiva di essere davvero se stessa. E di far ricordare al resto del mondo le sue esigenze. Che c'è sempre bisogno di ricordare al mondo che anche tu, hai le tue maledette esigenze. Tipo passare nella corsia dell'autobus per fare prima, o buttare giù il telefono quando sei in ritardo e non te le frega un cazzo di aver vinto un intera partita di vini pregiati anno 1964 dal Bordeaux - Bourgogne. O cambiare canale, perchè Amici proprio a me non va di sorbirmelo, tesoro mio.

mercoledì 4 febbraio 2009

At the corner of the street

Guardavo il mondo dal mio piccolo e stupido angolo, stamattina, ieri, un anno fa, un secondo fa, mentre tutto scorreva così, senza un perchè, senza che nessuno si desse cura di darglielo quel perchè. E da quell'angolo quello che vedevo non mi piaceva granchè, nella maggior parte dei casi. E forse valeva anche all'incontrario la cosa. Così uno prova a cambiare angolo, dice magari va un po' meglio, riprovo, come quando al bowling al primo tiro hai fatto schifo, ma dici al secondo voglio fare strike. Più o meno funziona così, finchè non ci pensi al tiro, alla palla, ai birilli, a dove metti i piedi, a come tieni le mani tutto va liscio, tutto va dove deve andare. Quando invece provi a trovare una ragione, una strategia, a replicare un successo nascono i problemi. Quindi cambi angolo, ma non cambia nulla, anche se li cambi tutti gli angoli del tuo poligono molto poligono. Fingi che sia cambiato, provi a mescolarti alla folla colorata che è talmente mescolata da non farti distinguere più nulla, colori, odori e che ne so. Reciti, respingi ridi e piangi, perchè gli occhi ti bruciano e tutto questo ti confonde. Ma alla fine ti butti, sospinto dall'idea che anche se sbaglierai, avrai provato a smuovere qualcosa, avrai mostrato i tuoi lati carenti, ma anche quelli forti. E chissenefrega se non sono un quadrato, un triangolo, o un trapezio al massimo della stranezza.

mercoledì 28 gennaio 2009

strano cerchio

Scorrono le parole, le note, i secondi, e tutto mi scorre addosso. Anche l'incapacità di farmi capire, soprattutto quella. Successi, insuccessi, cosa cambia. Mi sembra tutto un cerchio a volte, ho come l'impressione di aver fatto un giro pazzesco per tornare al punto di partenza, non perchè non sia cresciuta, ma perchè guardo sempre (troppo) all'essenziale, e l'essenziale resta sempre dietro all'angolo della tua prospettiva, a farti compagnia, e a farsi odiare. Guardi chi era con te un anno fa, vedi che non c'è più. Vedi che la suprema indifferenza di chi dovrebbe conoscerti ha scavato distanze incolmabili, e inizi a tirare frecciatine che alla lunga sono peggio di un affondo. Più codarde però. Ma si risponde tono su tono, purtroppo.
L'essenziale è lo stesso, ma tu no. O meglio io no. Ho elaborato tecniche assurde per stare meno male, e in parte funzionano. Soprattutto sto cercando di imparare che le parole non possono comprare nulla (di quello che è davvero importante), come non lo fanno i soldi, o il cioccolato fondente (no vabbè quello sì forse). I soldi non mi fregano, il cioccolato un po' si, ma le parole da morire. Odio chi spreca tante parole per non dire niente, o niente di vero. Ci ho creduto come una stupida, forse perchè mi dicevano qualcosa di quello che volevo sentire, ma adesso mi danno il voltastomaco, e basta.