[15 albe e 15 tramonti in un giorno.]
A volte ho la sensazione che sia tutto un tramonto lungo 24 ore.
O che non sia mai neanche sorto lui.
Mi asciugo i capelli che ritornano come voglio io, almeno loro.
Un vortice di immagini mi passa davanti come a dirmi che ci sono state.
Ma io dimentico.
Le cose sporche che vedo, le cose belle.
Ripulisco tutto, è la cosa più furba che abbia imparato.
Non imparo mai niente.
D. sta guidando e stacca la mano dal cambio per prendere quella di M.
Ecco che improvvisamente (dal sedile dietro staccando gli occhi dalla strada) mi ricordo quello che ho imparato a dimenticare.
[qualcuno dice che vince chi dimentica]
Ma è tutto in un attimo, e poi ho già scordato.
Oh the way you held my hand
I knew that it was now or never
Those were the best days of my life
Back in the summer of '69
giovedì 3 giugno 2010
sabato 22 maggio 2010
Il fumo provoca il cancro
"Tanto più è profondo il pozzo, meno arrivano gli spruzzi, tanto più ristagna il tuo disprezzo."
E' dura vivere in una realtà che non condividi nella sua pressochè intrinseca essenza. E accorgersi che con tutto ciò ci hai sempre convissuto a malincuore, fin da quando ti riempivano la testa di cazzate a catechismo ad esempio, e tu a sentirti in colpa e quello "diverso e sbagliato" perchè non ci hai mai creduto. Perchè le cose insegnate a tavolino mi hanno sempre dato la nausea, i regali di gruppo, le ricorrenze l'ipocrisia travestita di una maschera di finti sorrisi. E trovalo tu, se sei capace, un sorriso vero, strappamelo, se ci riesci. E poi insomma, diciamocelo, ci si fa forza, si manda giù qualche boccone e qualcosa ci si deve pur omologare, seppur mantenendo sempre un po' di stile. Ti guarderanno anche male, una ragazza che si incazza non va mica bene. Dobbiamo stare tutti in riga. Ma che schifo.
E poi ci sei tu che mi infastidisci. Forse dovresti mancarmi, forse dovresti essermi indifferente, ma mi dai fastidio. Nell'ambito dei prossimi giorni potrei cambiare idea quelle 4-6 mila volte forse.
Strano a dirsi, nonostante tutto ciò, si sta meglio. Conoscere le origini del proprio male ha un non so che di appagante, come se finalmente iniziassi a capire il valore che c'è, nascosto sotto una testa matta come la mia. Accorgersi che... nonostante tutto.
Avevo ragione io. Le mie sensazioni non sbagliano.
Mi fa ridere quello che c'è scritto su certi pacchetti "il fumo provoca il cancro".
Perchè, fidarsi della gente invece?
E' dura vivere in una realtà che non condividi nella sua pressochè intrinseca essenza. E accorgersi che con tutto ciò ci hai sempre convissuto a malincuore, fin da quando ti riempivano la testa di cazzate a catechismo ad esempio, e tu a sentirti in colpa e quello "diverso e sbagliato" perchè non ci hai mai creduto. Perchè le cose insegnate a tavolino mi hanno sempre dato la nausea, i regali di gruppo, le ricorrenze l'ipocrisia travestita di una maschera di finti sorrisi. E trovalo tu, se sei capace, un sorriso vero, strappamelo, se ci riesci. E poi insomma, diciamocelo, ci si fa forza, si manda giù qualche boccone e qualcosa ci si deve pur omologare, seppur mantenendo sempre un po' di stile. Ti guarderanno anche male, una ragazza che si incazza non va mica bene. Dobbiamo stare tutti in riga. Ma che schifo.
E poi ci sei tu che mi infastidisci. Forse dovresti mancarmi, forse dovresti essermi indifferente, ma mi dai fastidio. Nell'ambito dei prossimi giorni potrei cambiare idea quelle 4-6 mila volte forse.
Strano a dirsi, nonostante tutto ciò, si sta meglio. Conoscere le origini del proprio male ha un non so che di appagante, come se finalmente iniziassi a capire il valore che c'è, nascosto sotto una testa matta come la mia. Accorgersi che... nonostante tutto.
Avevo ragione io. Le mie sensazioni non sbagliano.
Mi fa ridere quello che c'è scritto su certi pacchetti "il fumo provoca il cancro".
Perchè, fidarsi della gente invece?
Etichette:
in the wrong direction
domenica 4 aprile 2010
Sarebbe meglio tenersi leggeri, a cena...
due settimane fa ho sognato che finiva il mondo. Me lo ricordo in modo nitido e pulito, nonostante la sostanza dei sogni sia quel che sia. Sono pochi i sogni brutti che faccio, ammetto. Ricordo perfettamente il vento che strappava via tutto quello che ha le radici, il rumore e la sensazione di precarietà che mi avvolge. Accendi la tv e senti di terremoti ogni 2x3 ormai. Navi cinesi che devastano la barriera corallina. Stiamo distruggendo tutto con le nostre stesse mani e la cosa più assurda e che ci stupiamo delle conseguenze delle nostre azioni. Io forse sono paranoica entro certi limiti, ma ho come la sensazione che qualcosa dentro la terra si stia ribellando alle logice perverse del mondo, se di logiche possiamo parlare. Ma mi sono abituata anche a ciò, non sono in un momento di crisi profonda interiore (figuriamoci se lo fossi!), ogni generazione ha le sue tattiche di difesa contro la consapevolezza di ciò che le sta intorno. Ho imparato a non dipendere più da nulla, ho imparato a ripararmi dal vento che soffia dentro e fuori. Immagino che sia anche questo crescere, accorgersi che tutto quello che ti hanno raccontato, beh quasi tutto, era una gigantesca colossale presa per il culo.
Avevano ragione a dire che il teatro è simile alla vita. Io adesso me lo immagino così, con la maggior parte degli attori che recita inconsapevolmente un copione e si aspetta un applauso da coloro che stanno di là, su delle poltrone rosse, compiaciuti che le cose stiano andando proprio come loro si erano prefissati.
Per fortuna c'è qualcuno che se rende conto, e io vivo alla ricerca di questo.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.
Avevano ragione a dire che il teatro è simile alla vita. Io adesso me lo immagino così, con la maggior parte degli attori che recita inconsapevolmente un copione e si aspetta un applauso da coloro che stanno di là, su delle poltrone rosse, compiaciuti che le cose stiano andando proprio come loro si erano prefissati.
Per fortuna c'è qualcuno che se rende conto, e io vivo alla ricerca di questo.
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.
Etichette:
paranoie inutili
lunedì 22 marzo 2010
Domanda
Vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza tra l'essere innamorati, e l'essere dei perfetti coglioni.
Perchè non mi è affatto chiara.
Perchè non mi è affatto chiara.
venerdì 5 marzo 2010
Distratti, dall'asfalto.
"C'hai giocato tanto col mio cuore infranto, che me l'hai guarito..."
Indossare occhi nuovi è diventata la mia abitudine preferita.
Ho pagato i miei conti col passato, largamente a credito. [i crediti sotto questi cieli restano tali].
Vedo le cose di prima anche se niente è più come prima.
Io non sono come prima, i pensieri scavalcano la realtà e prevalicano su quello che mi hanno venduto per anni come la verità prefabbricata.
Non la voglio più, non allungo la mano anche se adesso ci arrivo.
Ma adesso lo decido io chi c'ha il diritto di starci dentro [la mia vita].
Mi vesto di tutti i colori che mi pare.
Stupefacentemente acuto vedere sentire respirare improvvisamente estranei coloro che pensavi fossero parte di te.
Il tempo è il vero nemico e amico che abbiamo, tuttavia. E soprattutto non ci racconta palle. Proprio quelle che ti risuonano nelle orecchie e gridano più forte della verità che da qualche parte lotta per venire fuori. Sono diventata ruvida per certe cose, ma solo perchè non sopporto dovere convincere nessuno che sono come vuole lui.
Prendo solo chi vuole i miei difetti, ormai.
Vendo loro, e basta. La cosa assurda è che va meglio.
Non è quello che immaginavo mentre regalavo i miei sogni alle tue ruvide mani che mi insegnavano come avvitare una vite e si chiudevano sulle mie. Quando mi accorgevo che mi avevi insegnato a chiudere il cuore a tante cose. Quando il cuore lo chiudevo da sola perchè mi sentivo troppo diversa da voi. Strana forse.
Adesso so cosa vuol dire lo strappo che non si ricuce, ma l'ho curato da me.
Ci sono troppe strade da percorrere e cose da vedere per essere distratti dall'asfalto.
Indossare occhi nuovi è diventata la mia abitudine preferita.
Ho pagato i miei conti col passato, largamente a credito. [i crediti sotto questi cieli restano tali].
Vedo le cose di prima anche se niente è più come prima.
Io non sono come prima, i pensieri scavalcano la realtà e prevalicano su quello che mi hanno venduto per anni come la verità prefabbricata.
Non la voglio più, non allungo la mano anche se adesso ci arrivo.
Ma adesso lo decido io chi c'ha il diritto di starci dentro [la mia vita].
Mi vesto di tutti i colori che mi pare.
Stupefacentemente acuto vedere sentire respirare improvvisamente estranei coloro che pensavi fossero parte di te.
Il tempo è il vero nemico e amico che abbiamo, tuttavia. E soprattutto non ci racconta palle. Proprio quelle che ti risuonano nelle orecchie e gridano più forte della verità che da qualche parte lotta per venire fuori. Sono diventata ruvida per certe cose, ma solo perchè non sopporto dovere convincere nessuno che sono come vuole lui.
Prendo solo chi vuole i miei difetti, ormai.
Vendo loro, e basta. La cosa assurda è che va meglio.
Non è quello che immaginavo mentre regalavo i miei sogni alle tue ruvide mani che mi insegnavano come avvitare una vite e si chiudevano sulle mie. Quando mi accorgevo che mi avevi insegnato a chiudere il cuore a tante cose. Quando il cuore lo chiudevo da sola perchè mi sentivo troppo diversa da voi. Strana forse.
Adesso so cosa vuol dire lo strappo che non si ricuce, ma l'ho curato da me.
Ci sono troppe strade da percorrere e cose da vedere per essere distratti dall'asfalto.
Etichette:
vita e geometrie
domenica 21 febbraio 2010
Colori...
Non ho dormito una notte vera su sette.
Passo il mio tempo a sciogliere i nodi dei miei muscoli.
Non sogno più perchè non ce la faccio.
Non hanno più mercato con me
Sono solo riuscita a imbrattare di colori un foglio con quello che ne resta.
Il risultato è stato un miscuglio che esisteva solo nella mia, di testa.
Passo il mio tempo a sciogliere i nodi dei miei muscoli.
Non sogno più perchè non ce la faccio.
Non hanno più mercato con me
Sono solo riuscita a imbrattare di colori un foglio con quello che ne resta.
Il risultato è stato un miscuglio che esisteva solo nella mia, di testa.
Etichette:
in the wrong direction
domenica 14 febbraio 2010
Straight ahead
Pronto.
oh. E da quando in qua rispondi al telefono?
senti ma cosa vuoi, il telefono suonava e io ho risposto
cosa voglio..
ok va bene, ero impegnata
in..?
cercavo
cosa?
la vita.
ah ah ah. Ci credo che non mi rispondevi
cosa ridi???
niente. E l'hai trovata
E' stato come cercare gli occhiali e improvvisamente accorgersi che sono sempre stati li
Sul tuo piccolo naso, è così?
già (comunque non è poi così grosso)
(ma certo)
ero stupida
forse
la cercavo fuori capisci?
fuori di casa
fuori dalla scuola
fuori dal mio tavolo
fuori dalla mia macchina
fuori dal mio cerchio.
Beh, ma c'è gente che non la cerca neanche
forse hanno capito più cose di me
forse. Ma anche no, come fai a dirlo? Mi fai incazzare.
Ecco li, e ti pareva.
ti intestardisci a voler trovare una risposta a tutti i costi. Tutto deve avere una spiegazione per forza. E poi quando non le trovi più, ti chiudi in un assenza di significato che ti annienta.
si è vero
ah ah
beh..?
adesso inizi a darle ragione, alla gente che ti dice la verità.
tu tu tu...
pronto?
Eccola, la permalosa. Cosa vuoi?
niente, dirti che ti sbagliavi
in cosa?
sul nulla
lo so, non sbaglio mai
che presuntuoso
ah ah, dai dimmi
vedi..ci sono cose che non le puoi spiegare, cose che nel preciso istante in cui prendono forma in quelle cose convenzionali chiamate parole perdono il 99,99% del loro sapore. Ma uno ci prova lo stesso, spinto da quella ostinata forza che lo spinge a vivere come se volesse costantemente riscrivere la storia. Come se per quel 0,01% valesse la pena di viversela tutta, la vita.
E questo l'ho capito sai? Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi capire, per non rassegnarmi al fatto che il mondo non è mai stato quello che mi ero disegnata in testa in tanti (tanti?) anni. E' solo questione di spirito, quello non lo puoi rinchiudere da nessuna parte, non sai dargli neanche una forma, ma è lui che ti ha sempre salvato anche quando pensavi di annegare.
oh. E da quando in qua rispondi al telefono?
senti ma cosa vuoi, il telefono suonava e io ho risposto
cosa voglio..
ok va bene, ero impegnata
in..?
cercavo
cosa?
la vita.
ah ah ah. Ci credo che non mi rispondevi
cosa ridi???
niente. E l'hai trovata
E' stato come cercare gli occhiali e improvvisamente accorgersi che sono sempre stati li
Sul tuo piccolo naso, è così?
già (comunque non è poi così grosso)
(ma certo)
ero stupida
forse
la cercavo fuori capisci?
fuori di casa
fuori dalla scuola
fuori dal mio tavolo
fuori dalla mia macchina
fuori dal mio cerchio.
Beh, ma c'è gente che non la cerca neanche
forse hanno capito più cose di me
forse. Ma anche no, come fai a dirlo? Mi fai incazzare.
Ecco li, e ti pareva.
ti intestardisci a voler trovare una risposta a tutti i costi. Tutto deve avere una spiegazione per forza. E poi quando non le trovi più, ti chiudi in un assenza di significato che ti annienta.
si è vero
ah ah
beh..?
adesso inizi a darle ragione, alla gente che ti dice la verità.
tu tu tu...
pronto?
Eccola, la permalosa. Cosa vuoi?
niente, dirti che ti sbagliavi
in cosa?
sul nulla
lo so, non sbaglio mai
che presuntuoso
ah ah, dai dimmi
vedi..ci sono cose che non le puoi spiegare, cose che nel preciso istante in cui prendono forma in quelle cose convenzionali chiamate parole perdono il 99,99% del loro sapore. Ma uno ci prova lo stesso, spinto da quella ostinata forza che lo spinge a vivere come se volesse costantemente riscrivere la storia. Come se per quel 0,01% valesse la pena di viversela tutta, la vita.
E questo l'ho capito sai? Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi capire, per non rassegnarmi al fatto che il mondo non è mai stato quello che mi ero disegnata in testa in tanti (tanti?) anni. E' solo questione di spirito, quello non lo puoi rinchiudere da nessuna parte, non sai dargli neanche una forma, ma è lui che ti ha sempre salvato anche quando pensavi di annegare.
Etichette:
vita e geometrie
Iscriviti a:
Post (Atom)